3) Bacon. Contro Platone e Aristotele.
La dura presa di posizione di Bacone contro la tradizione si
rivolge anzitutto contro l'autorit di Platone ed Aristotele, che
sono di ostacolo al parto maschio del tempo. Gerolamo Cardano,
di Pavia (1500-1576), fu medico, matematico, astrologo e filosofo
del Rinascimento: fra le sue scoperte il giunto cardanico, che
porta il suo nome. Pietro Ramo (Pierre de la Rame), 1515-1572, fu
umanista e filosofo rinascimentale, avverso ad Aristotele.
F. Bacon, Temporis partus masculus, (pagina 69).

Non mi nascondo affatto, figlio mio, che  necessario tener
lontani questi filosofastri pi pieni di favole di quanto non lo
siano gli stessi poeti, corruttori degli spiriti, falsificatori
delle cose; e pi ancora i loro satelliti e parassiti e tutta
questa turba venale di professori. Chi mi suggerir le parole
perch io possa consacrarli all'oblio? Perch infatti la verit
dovr starsene silenziosa mentre costoro strepitano con i loro
insensati e inarticolati ragionamenti? Forse sarebbe pi sicuro
colpirli uno per uno, nominativamente, perch, siccome godono di
tanta autorit, i non nominati non si credano esclusi e perch
qualcuno (dato che fra loro sono continuamente presenti odi
mortali e gravissimi e che essi lottano con profonda inimicizia)
non creda che io mi sia gettato in mezzo a queste battaglie di
larve e di ombre per aiutare una delle parti in lotta.
Pertanto si chiami alla sbarra Aristotele, questo detestabile
sofista, questo entusiasta per le inutili sottigliezze, questo
vile ludibrio delle parole. Quando lo spirito umano, spinto per
caso come da un vento favorevole verso una qualche verit,
sembrava in essa riposarsi, costui os imporre agli spiriti
ostacoli gravissimi, os mettere insieme una specie di arte della
irragionevolezza e pretese di renderci schiavi delle parole. Da
lui sono giunti fino a noi e dal suo seno hanno tratto nutrimento
quei cavillosi chiacchieroni che, essendosi allontanati da ogni
indagine mondana e misconoscendo la luce della storia e dei fatti,
son giunti, con l'aiuto della duttile materia dei precetti e delle
tesi di costui e grazie al perpetuo agitarsi del loro spirito, a
porre di fronte a noi queste enorme quantit di feccia scolastica.
E il loro dittatore, Aristotele,  tanto pi colpevole proprio
perch, essendo penetrato nelle regioni pi luminose della storia,
non ne trasse che gli oscuri simulacri di una qualche sotterranea
spelonca.
Sopra la storia dei fatti particolari egli ha costruito certe
ragnatele che egli presenta come cause mentre son prive di ogni
consistenza e valore. Opera questa perfettamente simile a quella
costruita con grande affanno ai giorni nostri da Gerolamo Cardano
che  anch'egli, come Aristotile, in continua contraddizione con
le cose e con se stesso.
E non pensare, figlio mio, che io, condannando cos Aristotile,
abbia qualcosa in comune con quel tal novatore Pietro Ramo che si
 ribellato ad Aristotile. Non ho nulla da spartire con questo
covo di ignoranza, con questo pericolosissimo tarlo delle lettere,
con questo padre dei manuali che, con la ristrettezza del suo
metodo e dei suoi sommari, preme e contorce la realt; e la
realt, se un po' ce n', subito scivola e sfugge ed egli non
riesce a trattenere che aride e vuote sciocchezze. Anche
l'Aquinate, insieme a Scoto e alla sua banda, trasport nel
non-essere la variet delle cose e nelle cose il deserto del
non-essere. Ed essendo ci proprio dell'uomo, impudentemente egli
parla di usi umani, in modo tale da sembrarmi inferiore agli
stessi Sofisti. Ma lasciamo da parte questa gente.
Si chiami ora alla sbarra Platone, questo sfacciato cavillatore,
questo gonfio poeta, questo delirante teologo. Certo tu, o
Platone, mentre ricercavi non so quali dicerie filosofiche e le
mettevi insieme alla meglio e fingevi, occultando la tua
ignoranza, di possedere la scienza, e mentre allettavi e
soddisfacevi gli spiriti con vaghe induzioni, hai almeno avuto il
merito di fornire argomenti per i discorsi che fanno a tavola i
letterati e gli uomini colti e di aggiungere grazia e piacevolezza
alle conversazioni quotidiane. Quando per asserisci falsamente
che la verit  abitante nativo della mente umana e non viene
dall'esterno, quando distogli le nostre menti, mai
sufficientemente attente ed obbedienti alla storia e alla realt,
quando ci insegni a volgerle all'interno e ad umiliarci davanti ai
nostri idoli ciechi e confusi sotto il nome di contemplazione, tu
commenti una colpa capitale. E inoltre, con un peccato non meno
grave, hai fatto l'apoteosi della follia e hai osato puntellare i
tuoi pensieri spregevoli con l'appoggio della religione. E' un
male minore poi che tu sia stato il padre dei filologi e che
molti, sotto la tua direzione e il tuo auspicio, sedotti e
attratti dalla fama e dal volgare e molle piacere della
contemplazione delle cose, abbiano corrotto la severa indagine
sulla verit. Fra questi ultimi furono Marco Cicerone, Anneo
Seneca, Plutarco di Cheronea e molti altri ad essi inferiori.
Il pensiero di F. Bacon, a cura di P. Rossi, Loescher, Torino,
1974, pagine 9-13.
